Nel 1981 a Villa San Giovanni apre La Sosta.
Da allora, le porte del jazz club hanno visto passare fior fiore di jazzisti di fama mondiale e La Sosta ha rappresentato un meltin pot per tutti coloro che hanno deciso e decidono di raccontarsi e riconoscersi fra sound e voglia di vita, in una dimensione atemporale.
Incontro Mimmo: mente, braccia e cuore del club… ci conosciamo da una vita, ma, vuoi per il livello di rum e birra che abbiamo in corpo, o forse semplicemente per prenderci gioco di chissà chi o cosa, decidiamo di dare un tono iperformale all’intervista dandoci del Lei!
Benvenuti a La Sosta… Cheers!

Banco La Sosta

Com’è nata l’idea del jazz? E soprattutto come è nata l’idea di fare del jazz in un luogo in cui il jazz era inesistente…
L’idea è nata dal fatto che amo molto la vita ed il concetto fondamentale del vivere; e a mio avviso il jazz è un buon modo per amarla.

Il concept di questo numero di C magazine è incentrato sull’idea di Bar e Barrio… un locale puà essere un quartiere?
Il locale prevede un contesto notturno e di conseguenza nel corso degli anni diventa una sorta di confessionale. In tanti vengono qui al bancone e mi raccontano le loro storie. Una cosa spettacolare! Io faccio da mediatore attraverso la musica e l’alcol… posso far dimenticare o far gioire chi in quel momento ho davanti e mi racconta la sua vita. E alla fine ci si conosce un po’ tutti, proprio come in un rione. Sono un esaltatore di emozioni. In fondo tutti cerchiamo la felicità…

E qual’è l’etica del Suo “rione”?
La mia etica è che due occhi, un naso, una bocca, un corpo… fanno più di qualsiasi parola!

Qui alla Sosta hanno suonato tanti jazzisti di fama internazionale, e anche tanti cantautori della scena italiana, ricordo un Cammariere pre successo sanremese, Capossela… chi fra tutti Le è più rimasto nel cuore?
Sicuramente Claudio Lolli! Lolli, è un Guru. È uno che esprime in modo vero quel che sente e vive.
Anche Vinicio è un grande… ma Claudio Lolli è quello che mi ha lasciato di più, anche perché non si è mai allontanato dalla sua linea che è cercare di scardinare il vivere, cercare di far capire che la vita e troppo carina per lasciarcisi fottere da essa.

La gente si è allontana dal jazz o il jazz si è allontanato dalla gente?
Domanda da 100.000.000 di dollari…. Credo che un po’ in tutta Europa si stia perdendo il concetto culturale in generale. Poi dovremmo capire il perché. In fondo, cade Pompei, ma qualcuno l’ha fatta cadere… mi spiego?
Le racconto una storia: tempo fa, qui vicino, c’erano delle palme bellissime, che sono state tagliate… arrivata la primavera le rondini dovevano nidificare. Stormi incantevoli di rondini…
Non avendo dove andare si sono spostate su altri alberi poco più distanti da qui.
Alcune persone si sono lamentate del rumore causato dalla rondini, quindi sono stati tagliati anche gli altri alberi…
La musica e la cultura in fondo, non sono alberi in un concetto metafisico?
Se tu mi tagli via i rami, gli uomini dove andranno a deporre il nido?!

Dal Suo bancone passano tutti… persone di ogni estrazione sociale e culturale. Lei, inevitabilmente, ne assorbe ogni aspetto… la mattina dopo, quando si guarda allo specchio, chi o cosa è diventato?
Io tendo a non guardarmi allo specchio…. perché a volte non ho voglia di vedermi. Credo non esista comunque un’espressione in quanto tale. Ritengo che, come dice il detto, quando stiamo seduti sul cesso siamo chiunque!

Perché come logo per La Sosta ha deciso di adottare il simbolo dell’anarchia?
Era conforme ai tempi in cui ho aperto la Sosta. Adesso invece indica un luogo dove puoi fermarti, dove stare bene, in libertà emotiva… E poi di base io sono così, mi sento così, è un simbolo che mi identifica. Mi viene in mente il concetto di mano destra e mano sinistra: la mano sinistra è la mano del cuore, la destra invece ti dice che se vuoi andare a lavorare vai… fanciullo! Ma nell’opinione logica del concetto del vivere, non dovrebbe esistere né mano sinistra né mano destra… muoversi solo in un sentiero Altro.

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Il jazz può lenire la follia?
Assolutamente si! Il corpo è fatto di sensi… e la musica ti sposta dal tuo quotidiano.

Quindi meno manicomi e più jazz club?
Assolutamente! La musica è un superamento. Chi cantava blues cantava nelle risaie… La musica ti restituisce un po’ ciò che il mondo non ti ha dato!

Il bancone della sosta rappresenta una libreria spezzata in due. Forse l’aggegrazione rimette insieme i pezzi?
In senso filosofico si… e mi approprio della parola “filosofico”. Però l’idea originaria era di disintegrare il tempo. Perché la vita può essere anche altro… ad esempio, liberarsi.

Il fatto che nei bagni del Suo locale – e lo so per certo ovviamente – si siano consumati amplessi, La rende un po’ padre del piacere?
Ho amato questa cosa e la amo ancora. Amo la gente che durante la notte può lasciare una calza o una mutanda nel bagno. Non conosco la vita di queste persone o quel che fanno una volta che tornano a casa… ma quello che so, è che per una notte, nel mio locale, lei o lui hanno vissuto un momento spettacolare!

La Sosta percepisce finanziamenti pubblici per la stagione jazz?
Assolutamente no! Faccio tutto a spese mie, senza ricevere nulla di pubblico e istituzionale. È tutto autofinanziato, frutto del mio pane quotidiano. Affinchè la mia vita non sia mai un leccarci imperiale.

Una Sua definizione di club e di alcool
Stare bene nel mondo. Una definizione che può essere associata a qualunque cosa che ti fa stare bene. Puoi trovare questa condizione nella musica, nel cibo, in altri luoghi. Il club è un luogo in cui la gente si racconta.. un gioco di esistenze.

Nel frattempo Le ho scroccato 3 Marlboro… quanto Le devo?
mmmhh… 500 euro, anzi 300… anzi… quanto cazzo mi vuoi dare? (ride)

Chiudiamo così: consigli un brano da ascoltare a fine intervista, come se adesso fosse Lei a trasmetterlo ai lettori
Un brano di Luigi Tenco che si chiama Vedrai Vedrai…