Digeriamo il mondo, stanotte, dal binario deforme di un treno sgretolato.
Marmi e locuste occultano l’ovattato calore che ci spinse, che  ci

dannò all’urlo stupito: derelitto, ansante bagordo d’estate.
Tragico, umano, alquanto indigesto, un moto d’ira tinge il livido assenso del poi,
trama, pervade.
Inesorabili arabeschi, arcani riposti nei meandri del se,
si profilano avidamente protervi, mutevolmente deformi
come custodi di archivi contornati di demenza.
Logge, bastioni protesi al baratro danzano evanescenti.
Pallidi vulcani annunciano tramonti di zolfo.
Fuliggine. Antracite. Amniotico vagare….
Miedo matador??