Tutti forse avremmo bisogno di un Barrio, di un quartiere dove c’è la nostra casa, in cui tutti i vicini ci conoscono e ci riconoscono, dove “la coscienza di ciò che si è diventa collettiva, sociale e non individuale…”
Un luogo nel quale ritornare dopo una lunga giornata di lavoro a contatto con estranei e rivedere volti e luoghi noti.
Forse per andare nel solito bar, quasi come una seduta psicologica nel corso della quale il barman è il tuo psicologo perchè “legge” la tua stanchezza e ti serve il “solito” come medicina per rilassarti.
Lì puoi essere più te stesso, mantieni sempre la tua connotazione sociale ma la arricchisci dei tuoi pensieri e della tua identità.
Metti in stretta correlazione il barrio esteriore con il tuo barrio interiore: la tua anima.
Se non c’è un barrio come centro di autoriconoscimento che ti fa sentire parte di qualcosa e non c’è un bar in cui accomodarsi si genera la sterilità di un’esistenza in cui l’identità non trova un corrispettivo con la collettività.
Ci si sente mortificati nell’ esigenza di essere parte di qualcosa, di essere riconosciuti come talento qualsiasi esso sia e si ricade nella frustrazione, nella noia, nella nostalgia.
Nessuna medicina può studiare quale sia la cura farmacologica per queste noxe patogene potentissime.
A mia parere la noia, la nostalgia e la frutrazione sono alla base della maggior parte delle patologie di un essere pensante.
Per curare tali impostori della salute spesso si ricorre in maniera compulsiva al bar distorcendone lo stesso concetto prima enunciato, sostituendo all’esigenza di tornare a casa il sentimento perverso di deturpare la propria anima per renderla irriconoscibile a noi stessi essendo non riconosciuta in nessun barrio.
Quasi violentare la propria anima colpevole di non essere come sono tutte le speudo anime che ci circondano e per questo non ci riconoscono o non lo vogliono fare.
Come dicevo prima non vi sono cure farmacologiche che riescano da sole ad eradicare la noia, la nostalgia e la frustrazione di chi non ha un barrio e un bar, forse le può curare l’unica scienza che le ha descritte nelle infinite forme e che le ha raccontante nell’evoluzione dell’uomo: la letteratura.
In aggiunta quindi ad un buon libro ecco qualche rimedio omeopatico per aiutarsi nel sentirsi meno “orfani” del quartiere e per rispondere a “bevute” incontrollate al tavolo del bar:
Pulsatilla:
il classico rimedio di chi si sente abbandonato. Soggetti fantasiosi, timidi, spesso di carnagione molto chiara ed occhi verdi, con lentigini e capelli tendenti al chiaro (ovviamente vi sono tantissimi “tipi” pulsatilla mori con i capelli ricci, in medicina olistica le regole generali vanno sempre contestualizzate in quadri più complessi).
Il corredo di sintomi di questo rimedio è molto ampio, in questa rubrica ci limitiamo ad annoverarlo come rimedio per chi si sente abbandonato ed ha bisogno di abbracci e carezze
Magnesia carbonica:
È anche denominato il “rimedio dell’orfano”.
Sono quei soggetti che si sentono quasi rifiutati da tutti, stanno spesso in disparte e sono molto chiusi in se stessi
Nux vomica:
il rimedio del post sbronza. Se gira la testa e si hanno spasmi all’apparato digerente dopo una notte di eccessi, ricorrere alla nux vomica per trovare un rapido sollievo
Tabacum e China:
Aiutano a morigerare la nausea dopo eccessi da bar
Conium maculatum:
Sindromi vertiginose ed eccessi anche sessuali dopo una lunga astinenza.

 

 

A cura del Dott. Alfonso Tramontana