Nella via dove sono cresciuta, a Sesto San Giovanni, nell’hinterland milanese, quando ci ero arrivata all’inizio degli anni ‘80, c’era solo il mio condominio (una casa popolare dei primi del ‘900) e un’altra palazzina alla fine della via. Di fronte, un muro ci divideva dalla ferrovia.
All’inizio la strada non era nemmeno perfettamente asfaltata.

 

MIlano_2010.03.03 (esplorazione)
Nelle grandi città non esiste il concetto di quartiere: spesso si frequenta la scuola in un altro comune, poi l’università, il posto di lavoro e gli amici.
Per la maggior parte dei casi le uniche cose che sai dei tuoi vicini di casa sono il cognome sul citofono e qualche sparuto pettegolezzo da pianerottolo.
Man mano, con il passare degli anni, sono spuntati nuovi palazzi in via Acciaierie: 9 – 12 piani e un giardinetto con muretto d’ordinanza che ha offerto lo spazio a vari adolescenti della città di ritrovarsi proprio in quella via, misteriosamente soprannominata “le villette”.
Storie d’amore, micro quartieri, con abitanti, però, che venivano da altre vie, altri luoghi.
Il vantaggio del vivere in una città con decine di migliaia di abitanti confinante con Milano e con altre distese di cemento per chilometri e chilometri, sono proprio le decine, centinaia di migliaia di persone diverse con cui puoi entrare in contatto facilmente: chiunque abbia interessi particolari, può trovare coetanei che condividono le stesse passioni e frequentarli senza per forza adattarsi alle “regole del barrio”.
Anche perché se escludiamo le riunioni di condominio, di regole del barrio non ce ne sono proprio.
Il barrio, nelle grandi città è spesso una via, o al limite un isolato: centinaia di famiglie inscatolate in verticale. Una grande concentrazione di emozioni, drammi, amori, televisori accesi e ultimamente anche reti wi-fi.
Il barrio-via delle metropoli di periferia cambia faccia più velocemente delle mode: cambiano i vicini di casa, aprono e chiudono i negozi, gente nuova arriva, resta sconosciuta per anni e poi se ne va. Ci si incrocia correndo verso la metropolitana al mattino, al rientro alla sera.
Le periferie poi sono l’eccellenza della multi-culturalità. Sono il vero luogo aperto dove lo spazio viene condiviso con persone di etnie diverse. In un certo senso sono più autentiche dei centri cittadini, più tradizionali, meno dinamici, meno pericolosi.
Nelle vie delle periferie delle metropoli si cammina velocemente. Ma non per la fretta: per la paura. Dopo la grande crisi economica è cambiata anche la faccia di questi micro quartieri. Pubblici esercizi chiusi, vie buie, strade più dissestate, persone rintanate in casa, rapine in pieno giorno per mano di perfetti sconosciuti, gente che arriva magari da un altro micro-barrio, di un’altra città o provincia o paese o continente..non importa. Crescendo in questi luoghi è difficile parlare di tradizione. La cultura la si pesca altrove, le chiacchierate con persone anziane del vicinato sono sporadiche, ogni famiglia fa per sé, la diffidenza, volente o nolente, regna.
Multiculturalità che ti porta però anche a scegliere: cosa mi appartiene? A che tipo di ideali appartengo?
Sesto San Giovanni non è il Bronx e non è nemmeno una delle cittadine messe peggio nel milanese: di bande alla “Guerrieri della Notte” non ce ne sono. Gli episodi di cronaca nera, spesso efferati, arrivano dalla gelosia, dalla follia, dalla violenza. A pochi metri intorno a te (in orizzontale, al piano di sotto, al piano di sopra) può attuarsi uno stupro, una proposta di matrimonio, un suicidio, una partita di calcio, una puntata di Beautiful con la minestrina sul fuoco. Il barrio non partecipa a questi eventi. Non ne è razionalmente consapevole. Non celebra il vicinato. A volte, se sente delle urla, non interviene. Ordinaria amministrazione.
Eppure siamo tutti esseri viventi capaci di sentimenti. Ci si commuove, si condividono le esperienze ed i racconti con le famiglie estese che si sceglie di crearsi, con gli amici, indipendentemente da dove essi vivano.
Ora, con internet, i confini sono ancora più larghi. Con la globalizzazione il barrio della periferia si estende, mangia tutto il verde che è rimasto a rifocillare i nostri esanimi polmoni, ingloba con il suo individualistico senso porzioni sempre maggiori di territorio, invade i centri, cancella la storia. Senza la storia esistono le storie. Storie senza centro, come trame di una tela variopinta.