Pino Scotto è il Rock ‘n’ Roll! dai Vanadium ai Fire Trails dalla conduzione di un programma di Rock Tv “Database” alla realizzazione di nove album da solista, Pino Scotto è colui che cavalcata un’ onda non la lascia più…
Prodotto dalla Valery Records e in distribuzione dal 22 Aprile “Vuoti di Memoria” è l’ennesimo lavoro di Pino Scotto, un disco che esce a distanza di due dopo “Codici Kappaò”, un nuovo progetto ambizioso che richiama all’ordine la cultura del paese e smuove le coscienze di tutti.

Nel disco sono contemplate cinque cover in italiano con un brano inedito e altre cinque chicche internazionali con un inedito in inglese. Un viaggio nella memoria in cui s’incontrano brani con testi importanti scritti oltre mezzo secolo fa, interpretati da artisti come Renato Rascel, Luigi Tenco, Battiato, Graziani, Celentano, Elvis, Muddy Waters, Gary Moore, Ted Nugent e per finire, dai mitici Motörhead.
Anche in questo lavoro collaborazioni tra amici e conoscenti del grande leader che affascina e smuove anche i sassi silenziosi. Sono tutti pronti a calcare l’onda del successo con lui o meglio come lui, perché per Pino l’onda di celebrità c’è e c’è ancora, e proseguirà nonostante la crisi si faccia sentire ancora di più.

Pino non teme la tempesta, ma la affronta!

 

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Vuoti di memoria o riempire la memoria, questo disco è ricco di spunti presi dal passato e rappresenta una possibilità per alcuni di ritrovare vecchi brani intramontabili e per altri invece scoprirli per la prima volta. È stato questo il senso del tuo disco? Musica e cultura sono le due facce di questo album da solista, una sorta di acculturamento per le menti svuotate degli adolescenti che ti seguono che sono fagocitati da tante nefandezze che circolano in tv e sul web…
Assolutamente sì. Ho scelto delle cover vecchissime. La mia intenzione era fare una semi  operazione di musica-cultura, questo era l’obiettivo da cui partivo e spero di esserci riuscito anche per far conoscere a queste nuove generazioni dei pezzi storici importanti.

In molte delle cover che hai scelto, sono ridondanti certi temi tra cui: il lavoro, la crisi, i soldi e altri focus ancora. C’è quindi una verità in questi testi e soprattutto un’attualità sconcertante? Il fatto che molti artisti di mezzo secolo fa già scrivevano di queste problematiche fa pensare a quanto è bloccata la situazione e che non  sia facile da risolvere. È questo il messaggio più forte che viene fuori?
Esatto. Anzi, ce ne fossero di persone che dicano come stanno le cose adesso considerando i problemi gravi e irrisolti presenti nella nostra società. Vasco Rossi e Ligabue in sostanza parlano sempre delle stesse tematiche…

Leggendo i testi dei cantautori si scoprono questioni di un certo rilievo…
Sono tutti temi importanti. È il concept dei testi della mia vita da quando ho incominciato a scrivere.

L’ispirazione per questo disco com’ è arrivata?
Mentre ero in tour con Codici Kappaò (uscito per la Valery Records due anni fa, ndr) stavo già pensando al nuovo disco ed ero in ansia perché mi rendevo conto che tutte le proposte in giro erano vecchie, già risentite mille volte. Poi una sera dopo un concerto, mi trovavo in albergo a Roma ed ho visto un servizio sul fascismo, e il pezzo “È arrivata la bufera” di Renato Rachel che c’è nell’album era stato scritto proprio come protesta contro il fascismo; allora mi sono detto che dovevo recuperare questi brani importanti di quei tempi scritti da autore solenni, così mi sono messo all’opera.

Nel disco ci sono più cover che brani inediti perché questa scelta? Parliamo un attimo dei due brani inediti sono uno in inglese e uno in italiano…
Sì esatto, nel disco ci sono due inediti uno in italiano e uno in inglese. Quello in italiano s’intitola “La resa dei conti” e l’altro “Rock ‘n‘ roll core”.

Com’ è avvenuta la selezione delle cover, hai fatto tutto da solo?
Io mi prendo il merito di tutto e a me andranno anche le critiche. Perché mi sono reso conto che spesso ho sentito i consigli degli altri, ma poi mi sono pentito e allora ho scelto io così poi se la colpa è mia, almeno lo so.

La cover non è mai stata una soluzione che tu hai abbracciato o di cui condividevi l’esigenza, spesso e volentieri hai inveito contro le tribute band e le cover band. Che piega hanno preso queste rivisitazioni di questi brani nel tuo disco?
Io spero che si capisca che questo non è un cd di cover ma un’operazione culturale vera e propria.

In tutti i pezzi ripercorsi e rivisitati è facilmente riscontrabile un atteggiamento da vero rocker, come ci riesci? Come si fa a restare credibile e non essere finto nonostante canti un pezzo che non è di tua creazione?
Voglio mantenere la credibilità facendo quello che già faccio sul disco, il live sarà esattamente come il disco.

Il sound vero e reale del disco è sano rock ‘n’ roll c’è stata una difficoltà nell’adattare questi pezzi originali del cantautorato italiano al tuo style rock?
Il sound è rock ‘n’ roll. Ma la difficoltà non è stata solo quella ma anche rifare tutti gli arrangiamenti. Se facevo un album d’inediti, ci mettevo un quarto del tempo che impiegavo per fare tutto il disco.

C’è del tuo in questo disco e si sente…
Naturale ho cercato di dare una veste rock a questi brani. “È arrivata la bufera” di Rachel o il brano di Tenco “E se ci diranno” non sono facilmente compatibili con un sound rock ma spero di aver fatto un buon lavoro.

Di Elvis Presley hai sempre parlato non bene, ma benissimo, belle parole spese anche per i Motörhead da quanto è che avevi in mente di costruire un cd con queste strabilianti canzoni che tutti dovrebbero conoscere?
Io sono nato con Elvis, e grazie ad un suo pezzo “Jailhouse Rock” ho visto la luce. Avevo 15 o 16 anni vivevo a Monte di Procida, un paesino in provincia di Napoli lì quei tempi si ascoltava solo Rita Pavone e Celentano. Un giorno un mio amico che lavorava sulle navi ha portato un 45 giri e ho sentito quella canzone ed ho capito che c’era musica seria in giro.

C’è una canzone alla quale sei più legato? Una cover che avevi da sempre desiderato realizzare?
Un omaggio a Elvis che avevo da sempre voluto fare, ma non ho mai avuto la possibilità, gli devo veramente tanto. Una cover che ci tenevo a registrare era quella di Gary Moore “Still got the blues”.

Non sarà stato facile scegliere tra tutte queste pietre miliari della storia del rock mondiale…
Tutte le scelte che ho fatto sono state dettate un po’ dalla rabbia sociale un po’ per una scelta artistica di persone che mi sono sempre piaciute. Anche per i Motörhead, non ho scelto un pezzo famoso ma tratto dal secondo album, il tipo che canta con me è il secondo cantante degli Iron Maiden si chiama Blaze Bayley.

In questo disco hanno collaborato Olly Riva, Blaze Bayley (Iron Maiden) che hai appena citato, Nathaniel Peterson (già bassista di Eric Clapton, John Lee Hooker ecc), Maurizio Solieri, Ricky Portera, Mario Riso, raccontaci quest’esperienza con questi mostri sacri del rock alcuni di fama internazionale.
Ci sono un po’ meno collaborazioni rispetto agli altri album, in realtà ne volevo anche meno però quando ho iniziato c’è stato un po’ il passaparola con amici come Maurizio Solieri, Fabio Treves e così è nato il disco piano piano. Anche nel pezzo “È arrivata la bufera” quello che canta con me è Drupi, uno che in Italia aveva successo trenta anni fa e che invece adesso lavora tantissimo nei paesi dell’Est.

Come siete finiti insieme in studio di registrazione?
Un giorno ero fuori dallo studio e gli ho detto di venire dentro a cantare un pezzo insieme. Così nascono le cose migliori senza pensarci.

Come al solito il tour sarà ricco di date perché tu sei uno che si sposta parecchio, quanto è importante il live per Pino Scotto?
Naturale è in quel momento che si vede chi è il cantante e chi il musicista. Purtroppo adesso non c’è tutta questa trasparenza ed onestà: la gente va a fare i live con le basi registrate…

Il “Vuoti di memoria Tour” partirà il 4 aprile, il disco invece uscirà il 22 aprile per la Valery Records…
Il tour parte da Desio in provincia di Milano, in questo locale ci faccio anche un progetto per i bambini in Centro America, altre iniziative le stiamo facendo con la dottoressa Caterina Vetro con il progetto “Rainbowprojects” http://www.rainbowprojects.it. Adesso stiamo portando avanti una clinica a Cobán in Guatemala. Quindi la prima del mio tour la farò in questo locale dove faccio tutti i concerti per i bambini e quella sera non si pagherà il biglietto.
Deve essere una festa. Le altre date già confermate sono indicate nel sito http://www.pinoscotto.it

Quali sono le reazioni che avrà il tuo pubblico e i tuoi fan? Qualche anticipazione sulle canzoni che saranno presentate ai concerti?
Il pubblico si deve aspettare il solito Pino Scotto arrabbiato con tutta la gente che sta distruggendo il mondo e specialmente l’Italia.
Il live sarà basato per metà sui nuovi brani anche le cover e l’altra metà sui classici che faccio da qualche anno.

Qualche retroscena?
Nel disco c’è il bassista di Eric Clapton Nathaniel Peterson con cui ho cantato il brano “Hoochie Coochie Man” e con la band Twin Dragons ho fatto io come solista anche delle date nei paesi dell’Est, con noi c’era anche il nuovo chitarrista dei Guns n’ Roses Ron Bumblefoot.  Mi dispiace molto che qui in Italia di gente famosa che suona con cantanti affermati non ce n’è, non ci sono le stessa disponibilità come all’estero.

Insomma Pino nove dischi da solista chissà quanti altri ancora…?  
Non lo so vedremo, io non penso mai né a ieri né a domani, penso solo a oggi.