Don Juanito, filosofo e costruttore.

 

Il Pasaje Esperanza si trova verso ovest rispetto al centro storico della città di Guatemala. Sono rimaste conservate molte facciate di abitazioni costruite fra il 1920 e il 1930. Don Juan – capomastro – fu quello che ha costruito molte delle case che sono sopravvissute al terremoto del 1976 che distrusse quasi completamente le case del quartiere e della zona, quando molti di noi erano appena nati. Con l’arrivo del treno, il barrio cambiò nome in Barrio L’Eremita di Gesù [ Barrio La Ermita de Jesús] per la sua vicinanza con la chiesa del Gesù Nazareno di Candelaria.  por la próximidad que tenía a la Iglésia de Jesús Nazareno de Candelaria. La Ermita era il nome della stazione.

 

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Don Juan si costruiva i mattoni di fango, paglia e acqua da solo, insieme ad alcuni ingredienti che teneva segreti fra quantità e misure.
Ad oggi sono poche le facciate rimaste dal lavoro di Don Juan. Molte famiglie emigrate verso gli Stati Uniti hanno restaurato le loro vecchie case dopo il terremoto. Molti dei bambini del barrio hanno aiutato Don Juan durante le vacanze. Lavoravano per monete da cinque centavos al giorno che a quei tempi servivano per comprare dolcetti e bibite, perlopiù lavoravano per divertimento e per apprendere un mestiere per il futuro. Don Juan morì all’età di 102 anni, verso il 1985.

Chissà che cosa avrebbe pensato Don Juan della migrazione interna degli ultimi venti anni, famiglie che si addentrano nelle città per esporre la frutta e la verdura fuori dalle proprie case per venderle al pubblico per aiutare la scarsa economia e per permettere alle donne di casa di fare acquisti all’ultimo minuto per non andare fino al mercato. Molti altri servizi ambulanti sono ancora sopravvissuti, anche se perlopiù stanno gradualmente scomparendo: zappatori, arrotini, venditori di frutta e semi.

 

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Uno dei mercati più frequentati dalle madri è il Mercado Colòn y San Martìn de Porres, con migliaia di storie di fantasmi e apparizioni, leggende metropolitane di origine indiana, il Pie de Lana, il ladrone buono che dava ai poveri, l’elfo che legava i lacci agli ubriachi e altre storielle simili. Dentro il mercato ci sono ristoranti, e una scenografia colorata di frutta e verdura, vendita di cereali semplici, vestiti e fiori. All’interno ci sono da pranzo e frutta e verdura colorate scenario, le vendite di cereali di base, vestiti e fiori. Infine una fabbrica di piñatas utilizzate nelle celebrazioni di compleanni e anniversari, di feste per bambini e feste popolari.

I barrios in guatemala sono, quindi, il riflesso di un modello umano che vive nel passato, anche se la gente non lo riconosce, con modi di vivere il quotidiano propri del ventesimo secolo. La tradizione orale è una costante insostituibile nella comunicazione personale e nel commercio, si possono negoziare i prezzi dei prodotti e dei servizi. Gli odori sono particolari per via delle fritture e della frutta di stagione. La gente dei barrios è gente che ha vissuto quasi sempre là e sono rimasti pochi vecchi vicini. Però si conoscono tutti.

 

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“Barrio piccolo, inferno grande” diceva Don Juan, metaforicamente, che oltre ad essere capomastro ha anche detto che le relazioni fra le persone nei quartieri erano come delle buone costruzioni: la misura giusta fra acqua e fango, fra sabbia e paglia, ” un buon mattone è duraturo come una buona amicizia”, dove non vi sono eccessi negli ingredienti e non vi è miseria. Don Juan ha detto più o meno così, di quello che mi ricordo.

– Testo di Herbert Reyes; Traduzione Erika Grapes –