Cerchi di fumo emetto, avvolgo,  evaporo;  ormai privati del sano e velenoso tramite contenuto nella loro assenza.
Quanta radice di vita vera ebbe a cornice quegli impalpabili dipinti
descritti da invisibile mano.
Che se potessi averne antologia mi ciberei di essa oltre il dolore.
Librato e arcano con sottile bilancia da speziale ne peserei ogni ansa, ogni respiro.
E con acuta lente da regista
ne renderei immortale la strabiliante genesi.
Libidine di piatti speziati e forti e di robusti nettari e di afrori
ne generò, stuprando il seme, l’imprevedibile arte fatua.
E noi tesi a carpire o ad ignorare ostentando sottane, ovvero
lucido acciaio e palle di fuoco, rubavamo ai giorni,
tributavamo alle notti e con un ghigno acceso,
pisciando in terra,urlavamo al domani
come se il tempo altro non fosse,
null’altro chiedesse
che cerchi di fumo.