“Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente “dentro” al dipinto”.

 

 

 

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L’arte non si tocca. L’arte piccolo grande serbatoio di creatività e maestosità riesce a catalizzare lo sguardo dell’osservatore a volte distratto, a volte perso. C’è chi ci credeva e chi invece ha fatto dell’arte la propria vocazione e, dall’uomo semplice che era, è diventato un artista a 360°.
In realtà tutti possono essere artisti, ma quello che conta davvero è sentirsi tale. Un artista, o almeno chi aspira a esserlo, deve, attraverso la tela, affascinare, catalizzare, coinvolgere il proprio pubblico, i suoi seguaci, i suoi sostenitori che, una volta colpiti da quello che vedono impazziranno come quasi fossero ragazzini estasiati durante un concerto rock.
Se l’artista riesce in questo allora si è conquistato di diritto l’aggettivo di uomo potente che riesce, diventando padrone della sua arte a realizzare un’opera grandiosa.
Andando avanti, il potere artistico si impossesserà di voi e vi renderà magici. Questo potere “amico”, insito dentro l’artista stesso, è un potere superiore, versatile, un potere che può colpire quell’osservatore a volte distratto, a volte perso e catturare la sua attenzione sotto molteplici punti di vista, e, una volta conquistato, quel potere che viene sprigionato dall’arte stessa ti fa rimanere imbalsamato davanti a quella benedetta tela.
L’America intera lo conosce benissimo e anche il resto del mondo: Jackson Pollock non può non essere conosciuto, perché la sua arte è unica e rivoluzionaria. La rivoluzione stessa è anche il potere di un artista, la sua forza.
Il senso del potere artistico in Pollock, non solo può essere un’arma tesa e affilata che sprigiona bellezza, ma anche un mezzo per portare avanti un proprio pensiero e soprattutto trasmettere la propria volontà al fruitore dell’opera in questione.
Le etichette non sono mai piaciute a nessuno, a Pollock tanto meno. Nonostante questo, la critica mondiale ha accostato l’arte di questo genio americano alla cosiddetta “action painting”, una tecnica di pittura che consiste nel dipingere la tela con ampi e veloci movimenti del pennello: attraverso la dinamicità di questo strumento e lo sgocciolare del colore, l’arte prende vita.
L’innovazione più importante di Pollock, all’interno di questo rapporto tra il colore e la tela si cela con l’utilizzo della tecnica chiamata “dripping”, “gocciolamento”: una vera e propria danza del colore che attraversa tutta la dimensione del lenzuolo bianco che viene tinteggiato attraverso gesti quasi coreografici. Le parole danza, coreografia, colore, tela non sono casuali quando si parla dell’Arte di Pollock.
Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate, con una totale assenza di organizzazione razionale. Molti pensano invece ci sia una tecnica ben precisa e studiata in questo tipo di azione e che ogni colore, ogni tratto, ogni linea sinuosa abbia un significato.
La pittura è azione, sempre e, nel caso di Pollock non si può non rimanere sconvolti, innamorati, davanti alle sue creazioni.
Il potere della sua arte sta proprio in quello che egli riesce a trasmettere in ogni singolo lavoro. In ogni creazione l’osservatore si ritrova in una dimensione diversa e le emozioni che prova si alternano: dalla forza all’energia, dalla passione al caos più totale. Tutti gli stati dell’intimità umana possono essere toccati seguendo solo uno di quei tanti tratti gocciolanti di quella tela, il segreto sta nel non perdercisi dentro.
Pollock dedica una vita intera, non lunghissima purtroppo, alla pittura non tradizionale, rivoluzionaria sì, volta a toccare l’estremo, il selvaggio, alla scoperta del diverso, del particolare, fuori dalle righe. Il risultato è stupefacente.
Il potere era insito in Pollock: l’ha portato alla ribalta ed ha segnato la sua carriera come artista lungimirante che ha innamorato e sconvolto, in positivo, il mondo intero.
Facendo un passo indietro, se l’espressionismo astratto è in sintesi la combinazione dell’intensità emotiva e auto-espressiva degli artisti stessi, cui però si deve aggiungere un’immagine di ribellione, anarchica, idiosincratica e, secondo il pensiero di alcuni, talvolta nichilista, allora si può perfettamente capire come l’arte stessa non abbia solo il fine di donare bellezza, ma anche un altro valore ben preciso: quello di comunicare.
La comunicazione è potere; l’arte è una forma di comunicazione potente e di conseguenza l’arte stessa ha il potere di comunicare, deve farlo. Nemmeno questa volta le parole sono prese a caso.
Osservando in modo più approfondito l’espressionismo astratto ci accorgiamo come questa tecnica ha delle caratteristiche comuni, cui lo stesso Pollock fa riferimento nei suoi lavori. La predilezione per le ampie tele in canapa, l’enfasi per superfici particolarmente piatte, e un approccio a tutto campo, globale, grande, immenso, nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso modo, fa capire come tutto è importante: non c’è un punto, un colore, una linea più in vista, ma tutta la tela è in primo piano, protagonista.

 

Senza titolo

La grandiosità dell’artista sta nel partire da questi presupposti stilistici e rendere la tela stessa un’opera nuova, inedita, meravigliosa, un mare in cui l’osservatore possa immergersi senza affogare. Il colore deve esaltare l’osservatore, non soffocarlo.
In ogni tela l’osservatore può ritrovare se stesso, un suo percorso e cercare di capire dove questo conduca. Quelle curve violente hanno sconvolto per un attimo il tuo animo e ti hanno dato un assaggio di un’azione nuova inesplorata, e, in quel momento, ti senti rilassato, assorbito e non vuoi più andare via.
“Quando sono “dentro” i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di “presa di coscienza” mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l’immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire”.
C’è una ragione più che valida se geni come Pollock si contano davvero sulle dita di una mano. La difficoltà dell’arte astratta sta proprio nel comunicare nonostante non si abbia un appoggio reale, tangibile su cui basarsi. Con il potere che l’arte è in grado di comunicare, la tela diventa la casa dell’artista e il suo padrone riesce a renderla espressiva, ma anche unica: veramente in pochi riescono in questo intento semi-utopico.
Allora, a chi crede che l’arte sia una cosa per tutti, si può dare questa risposta: l’arte è di tutti, ma non per tutti, e questo vale per tutte le sfide difficili, ecco perché esiste ancora un limite infrangibile tra la banalità, l’ovvietà e l’unicità e la bellezza.
Pollock è riuscito, in un modo tutto suo a rendere il genere artistico dell’espressionismo astratto un modo di vivere, uno stile artistico irripetibile che ha appassionato i suoi seguaci e, nonostante molti ci provino, di Pollock ne resta solo uno, e uno soltanto.