Quanto segue, è frutto di mie opinioni personali che molto probabilmente non incontreranno il consenso di molti. Quanto segue, è apparentemente intollerante e ben poco popolare.
Quanto segue è frutto di considerazioni libere, che non appartengono ad una collettività, bensì all’individuo.
Se lo ritieni opportuno, dunque, cambia pagina adesso. Io ti ho avvisato.

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È meglio un teatro occupato o un teatro libero?
Si sostituisce un potere con un altro potere?

È sulla base di queste considerazioni che la storia del teatro Valle mi puzza. Mi puzza di potere. Di élite!
La puzza è venuta a galla già quella sera che, a pochi giorni dall’avvenuta occupazione, una virgulta, apparentemente calata nel ruolo della manifestante motivata, vietò l’ingresso al teatro a mio fratello, che era andato a vedere cosa stesse succedendo, e che, prima di firmare l’adesione al Valle, avrebbe gradito entrare e capire… La risposta fu: “Se prima non firmi non entri!”.
Mio fratello, saggiamente, non firmò e andammo a sbronzarci, saggiamente, nel luogo più libero della città: il salone di casa!

Ripeto: si sostituisce un potere con un altro potere?
Non stiamo parlando di occupazione delle case. Non siamo di fronte a senzatetto che sfondano le porte di uno stabile dismesso e lo occupano acquisendo il sacrosanto diritto alla casa.
Non stiamo parlando di operai sottopagati e sfruttati che occupano la proprietà del padrone affinché questi ne riconosca i pieni e legittimi diritti. Non stiamo parlando di tanti altri casi in cui l’occupazione rappresenta l’unico mezzo efficace all’acquisizione di un diritto negato o di un valorizzare un bene abbandonato e donato alla comunità tutta.
Qui parliamo di un teatro che, una volta occupato NON può e non deve essere un bene elitista ed esclusivo.
La mia personale visione del teatro contemporaneo, già di base mi porterebbe a dire che il teatro è desueto in quanto tale. Nulla è più vecchio, nella peggiore accezione del termine, del proscenio. Esistono casi di workshop ecosolidali, che permettono l’espressione artistica avvalendosi dell’utilizzo – chiamala “occupazione temporanea” –  di spazi offerti dalla natura.
Un marciapiede, una piazza, un bosco, un qualsivoglia angolo di città, quello dovrebbe essere il palco! E il salario? Il cappello!
Perché prendere possesso di un bene(?) istituzionale, occupandolo per poi automaticamente istituzionalizzarlo mediante fondazioni e/o atti costitutivi e/o commissioni artistiche?
Siete degli artisti? Provate a inviare il vostro progetto al Valle! Chiedete di esibirvi. Tutto ciò che richiede un’accettazione da parte di una commissione, chiamala collettivo se preferisci, include a priori l’esistenza di un’istituzione. E istituzione equivale a potere.
E ribadisco il concetto di base che mi spinge a scrivere questo così impopolare – qualcuno lo definirebbe fascista – articolo: non si combatte il potere sostituendolo con un altro.
Non si sconfigge la mafia con un’altra mafia. Non si delegifera, legiferando.
Una volta occupato, il teatro sarebbe dovuto essere liberato la settimana successiva… consentendo a chicchessia, seguendo le pure logiche del quieto vivere e del reciproco rispetto deontologico, l’esibizione libera sul palco. Senza locandine, manifesti, commissioni, direttori artistici, artisti, o pseudo tali, posti a saggiare la validità di questo o quel progetto e gestendo calendari e disponibilità. (Ci tengo a precisare che non ho mai sottoposto un progetto al Valle, dunque, a te che adesso stai pensando: Scrive così perché non gli hanno concesso di esibirsi e quindi è frustrato! – sei fuori strada, amico/a!).
Persone realmente animate da spirito artistico non necessitano di occupare un bel nulla. L’artista dovrebbe oggi affollare le strade, armato di strumento musicale, macchina fotografica, telecamera, tele, spray, voce, mani, piedi, e occupare gli angoli di città ormai divenute tristi e vuote offrendo, in cambio di spontaneo compenso, il frutto della propria ispirazione.
Questa è una battaglia da combattere. Questo è destrutturare l’istituzione. Questo è contrapporsi al potere senza generarne uno peggiore!
Oppure, in alternativa, se l’ecosostenibilità non dovesse entusiasmarvi, facciamo un’occupazione turnificata!
Vale a dire che ogni 6 mesi cambia la “gestione” del teatro. Magari geograficamente: per i primi sei mesi, un collettivo di occupanti provenienti dalla Lombardia; altri 6 mesi, occupanti provenienti dalla Puglia; altri 6 mesi occupanti provenienti dal Trentino e, perché no, da italiani residenti all’estero e così via… disintegrando il potere di volta in volta proprio nel momento in cui si sta per consolidare.
Naturalmente, stesso dicasi per i vari Angelo Mai, con i loro palinsesti sempre occupati… molto più occupati dello stesso luogo! Intasati. Sempre saturi!
Sono d’accordo con chi intende combattere i poteri forti. Ma attenzione… appena sei tu, o voi, a diventare potere forte, è giusto che qualcuno vi prenda a calci in culo!
Dunque: Occupiamo il Valle? …Che ne dite?