Articoli di Jan Hassermann

Fumo

Pubblicato il aprile 30, 2014

Cerchi di fumo emetto, avvolgo,  evaporo;  ormai privati del sano e velenoso tramite contenuto nella loro assenza.
Quanta radice di vita vera ebbe a cornice quegli impalpabili dipinti
descritti da invisibile mano.
Che se potessi averne antologia mi ciberei di essa oltre il dolore.
Librato e arcano con sottile bilancia da speziale ne peserei ogni ansa, ogni respiro.
E con acuta lente da regista
ne renderei immortale la strabiliante genesi.
Libidine di piatti speziati e forti e di robusti nettari e di afrori
ne generò, stuprando il seme, l’imprevedibile arte fatua.
E noi tesi a carpire o ad ignorare ostentando sottane, ovvero
lucido acciaio e palle di fuoco, rubavamo ai giorni,
tributavamo alle notti e con un ghigno acceso,
pisciando in terra,urlavamo al domani
come se il tempo altro non fosse,
null’altro chiedesse
che cerchi di fumo.

Usi & Abusi… di potere!

Pubblicato il aprile 30, 2014

L’esercizio del potere è proiezione dell’ancestrale, della terribile angoscia che ogni Uomo prova al pensiero di non essere, di non esistere se non in una personale considerazione di se stesso. Paura senza nome del nulla cosmico che si concreta nell’implosione, che sprofonda nello sconfinato limbo dell’ignoto.

 

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La bramosia del potere, madre di ogni integralismo egoistico, di ogni aberrante, colpevole indifferenza, di ogni bieco misfatto compiuto ai danni di qualcuno “altro”che – come noi – ha la grande colpa di togliere spazio, di aver sbagliato latitudine o dimora, insomma di essere al mondo; affligge e divora.
Il potere può articolarsi in varie forme, può venire esercitato, camuffato, inflitto in vari modi, attraverso molteplici canali: confondendo il becero autoritarismo e la consona autorevolezza, l’acquisizione del rispetto generato dalla stima e la paura in- dotta dalla vile violenza.

La storia dell’Uomo è costellata di vari personaggi appartenenti alla “risma” come all’eccellenza. All’elevazione o all’abbrutimento. Gente che come Gandhi ha cambiato la storia nel segno della giustizia e dell’altrui rispetto, o come la piccola suora polacca dal carattere forte fino all’irruenza, che denunciando ogni abuso, a partire da quelli del clero, portava conforto e dolcezza ai miserabili della terra.

 

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Oppure deliranti di onnipotenza come Hitler, Stalin, Gheddafi: gente capace di mistificazione, di vessazione, di efferata violenza fino ad arrivare a sterminare il proprio popolo per soddisfare i mostri della loro follia. O come Kim Jong-Un, il giovane dittatore Nordcoreano che diede in pasto ai cani suo zio e fece uccidere la propria fidanzata confinando in un lager la, di lei, famiglia e polverizzò un avversario sparandogli contro una palla di cannone.
Ecco soltanto pochi esempi di quanto la mente umana può generare distorcendo, temendo, manipolando la “realtà”fino a creare allucinanti microcosmi.
Usando ed abusando di se stessa.

‘Round Midnight – Miedo!

Pubblicato il marzo 31, 2014

 
Digeriamo il mondo, stanotte, dal binario deforme di un treno sgretolato.
Marmi e locuste occultano l’ovattato calore che ci spinse, che  ci

dannò all’urlo stupito: derelitto, ansante bagordo d’estate.
Tragico, umano, alquanto indigesto, un moto d’ira tinge il livido assenso del poi,
trama, pervade.
Inesorabili arabeschi, arcani riposti nei meandri del se,
si profilano avidamente protervi, mutevolmente deformi
come custodi di archivi contornati di demenza.
Logge, bastioni protesi al baratro danzano evanescenti.
Pallidi vulcani annunciano tramonti di zolfo.
Fuliggine. Antracite. Amniotico vagare….
Miedo matador??

‘Round Midnight

Pubblicato il marzo 1, 2014

La nebulosa essenza del poi, archetipo irridente di gelide burrasche non viste, non vissute, desiderate, temute avvinte al disdoro di una energia implosa, impotente;
Ora appare, intollerabile ma invitante superamento delle iperbariche camere della viltà.
Asettico e ribaldo il lume fatuo dell’adesso cede il passo claudicante ad un ruggito Acheo nunzio di nuova genesi. Foriero di tempesta.
Un caustico clisma corrodendo sprona a fulgida efferatezza, sibilante dissenso…
Qui e adesso antiche Madri reclamano sguardi di fierezza, ditirambici accenti.
Bruti alla meta daremo volta al filo consumando l’orrido pasto.
Nani tremate,oggi paga l’immenso!!

‘Round Midnight

Pubblicato il gennaio 1, 2014

Prima ch’io mesca la raggelante sequela.

Prima ch’io dia la stura al magmatico fervore,

al raggelante raggiro del dissenso.

Angeli guerrieri vengano a custodire l’archetipo del fu.

Oceani d’orgoglio sferzati dalle gote violette di Eoli annichiliti preparano catastrofi

dai pochi dolcemente attese come unguenti leggeri atti a lenire le propaggini dell’Io funesto.

Raggelati allo scatto seguimmo i fotogrammi di un transfert

che scorre al ritardo sequenziale.

Ottiche dilatate si schiudono alla nostra inadeguata bellezza. Potrà mai guardare l’uomo l’altro uomo rimirandone la sola anima?

Elfi, paggi, folletti, si dimenano ironici lambendo le traslucide sponde di un brado, abbacinante divenire.

Aracne tesse trine e merletti.

‘Round Midnight (E.V.)

Pubblicato il gennaio 1, 2014

Before I  let the freezing series flow

Before I uncork the magmatic fervor,

To the chilly trickery of dissent;

Warrior angels come to guard the archetype that once was.

Oceans of pride scourged by the violet cheeks

Of annihilated Aeolian prepare catastrophes

From  the few which are sweetly awaited like light ointments

Made to soothe the offspring of the mournful me.

Frozen at the click, we followed the frames of a transfer

That runs to the sequential delay.

Dilated views which open themselves at our inadequate beauty.

Will man ever be able to look at his fellow man, staring merely at his soul?

Elves, pageboys, sprites busy themselves ironically

Grazing the translucent banks of mud, dazzling to become.

Arachne weaves frills and lace.

Amy Winehouse

Pubblicato il gennaio 1, 2014

Come un veliero in fuga, come un cristallo blu notte così scorre la vita di Amy Winehouse. Bandiera folle in preda a venti di tempesta.

Sublimi battiti al petto e disperata voglia di mordere insieme schegge di vetro e spezie d’Oriente.

A distinguerla un gene musicale di rara intensità, di struggente bellezza.

Amy Winehouse

Voce profonda, espressione di un’anima articolata e sensuale, finestra aperta su un mondo di cose a volte piene al tatto, più spesso viste irragiungibili senza ricorrere all’uso smodato delle molteplici droghe che assumeva.

Cose che forse riteneva negate a chi subisce il vuoto che ha dentro. Scuole inglesi e lezioni di chitarra, adolescenza inquieta come tanti, primo gruppo fondato a 12 anni e Sara Vaugen ad ispirarne il talento.

Primi dischi ed enorme successo in un crescendo devastante di alcool e stupefacenti.

Cosa spinge un vero artista all’abuso del proprio genio? Cosa lo fa sentire superiore ed emarginato al contempo? Immaginiamo che sia la frustazione che lo consegna nudo ad un mondo normale, o forse un padre percepito lontano o quel grande Amore che non ritorna. O quell’uomo ideale che si infrange contro lo specchio dell’illusione.

Probabilmente tutto questo. Tutto insieme. Sensualità per sedurre tutto, e fiumi di vodka e barbiturici per sedurre se stessa.

Per lenire il freddo inverno dell’anima con il calore che solo i 40 gradi distillati riescono a dare.

Il crak come astrazione da ciò che forse non si accetta nemmeno in se stessi, come negazione di un’immagine riflessa nello specchio del music business… che non ha mai tempo per gli psicodrammi.

Gli applausi non bastano a colmare il vuoto che ha reso geniale il timbro vocale.

E l’io del genio tende ad alimentarsi con il veleno caldo dell’autodistruzione.

Del resto, come disse Truman Capote: “Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l’autoflagellazione”.

Voce profonda come le radici di un disagio perenne.

Questa è stata Amy.

Ventisette anni per vivere e morire, forse per scelta o forse per caso. Una vita in pasto ai molti che hanno saputo approfittare e giudicare. Perle di musica e bellezza per chi sa vedere e capire.

Amy Winehouse si spegne il 23 luglio del 2011 a Londra nel quartiere di Camden, pare a causa di un forte abuso di alcool. Fonti private ritengono che l’artista si fosse totalmente disintossicata, e dunque la causa del decesso sarebbe riconducibile, secondo quanto riportato negli atti del 27 ottobre 2011, a quella reazione che in termini medici viene definita: “stop and go”, ovvero l’assunzione di una massiccia dose di alcol dopo un lungo periodo di astinenza.

  

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