Articoli di ruben toms

Riserva Urbana

Pubblicato il aprile 30, 2014

Mato Wambli, Eagle Bear, meglio conosciuto come Frank Fools Crow, Nonno Frank.
QUESTO È UNO DEI LIBRI SUGLI INDIANI D’AMERICA che più mi ha appassionato.
 Frank Fools Crow. Capo Cerimoniale dei Sioux Teton, di Thomas E. Mails, edito da Xenia Edizioni.
Titolo originale: Fools Crow, edito da University of Nebraska Press-Lincon, 1990.
È la storia di un’amicizia tra un Uomo Sacro Lakota e un Luterano, scrittore, pittore, illustratore. Il libro è nato per volere di Wakan Tanka, il Grande Sacro.

 

frank

 

 

È commovente perché Fools Crow confida all’amico le peripezie compiute dal suo popolo per adattarsi e non soccombere, mantenendo vive le loro tradizioni soprattutto quando i loro riti erano vietati per legge dal “wasichu”, l’Uomo Bianco.

È divertente, perché nelle avversità i Lakota hanno dato sempre il meglio di sé. La loro ironia è leggendaria.
Frank Fools Crow descrive memorabilmente nel dettaglio a Thomas E. Mails la sua intensa vita, le sue ricerche di visione, il suo apprendistato come Uomo di Medicina, le guarigioni fisiche, i suoi viaggi all’estero, il suo lavoro al cinema. Parla all’amico del rapporto con la Pipa, l’oggetto più sacro per le Nazioni delle grandi pianure. Essa è principalmente uno strumento di preghiera. In lingua Lakota, Chanupa.
Secondo la tradizione,la Pipa era stata donata al Popolo dalla Donna Bisonte Bianco.
Wakan tanka, il Grande sacro è l’espressione della forza soprannaturale che permea l’universo, le persone e le cose.
La chiave della cultura dei Lakota è la religione o meglio la spiritualità.

Nonno Frank ha incarnato i valori tradizionali. È stato un Uomo di medicina per tradizioni familiari, guaritore formidabile: ci sono migliaia di testimonianze al riguardo.
Concludo l’articolo con le parole di Mato Wambli, Eagle Bear, meglio cono- sciuto come Frank Fools Crow, Nonno Frank:

Le Colline sono la nostra chiesa, i fiumi e il vento, gli alberi e tutte le cose viventi sono la nostra Bibbia. La natura è Dio. Dio è la natura: tutta la nostra vita, il nostro governo, la nostra spiritualità derivano dalla contemplazione di queste cose”.

 

Nonno Frank, le tue parole mi hanno fatto piangere e ridere, sei nato nel 1890 e dead nel 1989 e sei vissuto in umiltà, non sei mai stato arrogante neanche con gli Uomini Bianchi arroganti. Hai ricevuto da Wakan Tanka il potere di guarire le persone, di qualsiasi razza, di parlare alla natura ed agli animali. Nonno Frank, Uomo Sacro dei Lakota, hai fatto tante cose straordi- narie.
Grazie, soprattutto perchè non hai sprecato il dono ricevuto in Visione.

TRIS

Pubblicato il marzo 31, 2014

Tre book, stavolta la Riserva Urbana fa tris.
E se ai lettori che seguono questa rubrica dovesse venire il prurito di leggerli, magari in
contemporanea, assicuro dosi massicce di coraggio, altruismo e fantasia.

“Storie” di Robert McKee, edito da Omero Edizioni.
Ho avuto la fortuna anni fa di partecipare ad uno stage con lui: ancora mi fischiano le orecchie. I suoi contenuti, la struttura, lo stile, i principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere una storia, fateli vostri, prendeteli a morsi, masticateli bene e, una volta digeriti, provate a scrivere una sceneggiatura basandovi su questa domanda che ho letto su un muro a Napoli: E se fosse finito il nostro turno di fare gli Occidentali?
McKee consiglia di fare molta attenzione alla forma e di lasciar perdere le formule. Ti fa vedere più di cento film e ti snocciola altrettanti esempi. La sua filosofia è di non basarsi su rigide regole, ma piuttosto sui principi su cui una storia si fonda.

“A Lakota War Book from the Little Bighorn. The Pictographic Autobiography of
Half Moon” di Castle McLaughlin, pubblicato dalla Harvard Library di Cambridge,
Massachusetts.
Per quelli che, come il sottoscritto, parteggiano per gli Indiani d’America, è un libro che ti manda in visibilio. La battaglia di Little Bighorn vista dal punto di vista dei Lakota, dei Cheyenne, degli Arapaho: i guerrieri che sconfissero il 7° cavalleggeri del vanaglorioso Custer. I disegni dei Nativi Americani ritrovati nella tomba di un capo indiano raccontano una versione differente da quella raccontata dai film statunitensi. E poiché per me hanno
ragione i Figli delle grandi pianure e torto i blue soldiers, guardate le immagini, ascoltatele: esse parlano più forte delle parole scritte con inchiostro biforcuto dall’Uomo Bianco. Bellissima l’introduzione di Chief Joseph Brings Plenty.

“Daisaku Ikeda, idee per il futuro dell’Umanità” è un libro necessario, destinato a diventare fondamentale non solo per i buddisti.
Ringrazio Antonio La Spina per averlo scritto e naturalmente anche tutti quelli che hanno
collaborato con lui e gli Editori Internazionali Riuniti che l’hanno pubblicato.
Daisaku Ikeda, filosofo e scrittore, attraverso la Soka Gakkai Internazional è il Maestro spirituale di oltre 12 milioni di donne e uomini e, particolare niente affatto trascurabile, è il mio Maestro. Nei suoi scritti, tradotti in trenta lingue, si è misurato con le grandi sfide che oggi più che mai, il genere umano ha di fronte. Dal disarmo nucleare alla riforma delle
istituzioni di governo mondiale, per non dire poi dei diritti umani e dell’evidente deterioramento dell’ambiente naturale.
Daisaku Ikeda, insieme al Dalai Lama e a Thich Nhat Hanh, è uno dei principali leader buddisti del Pianeta. La prefazione è di Adolfo Perez Esquivel, un autentico e vero Premio Nobel per la Pace.

Carte inaspettate

Pubblicato il marzo 1, 2014

Nato a Bruxelles, ma argentino, Julio Cortazar è il mio scrittore preferito. Rappresenta in letteratura quello che Frank Zappa è per la musica: il maxime del fantastique.
Carte inaspettate, titolo originale Papeles inesperados, edito da Einaudi, è una raccolta di racconti, articoli, interviste e poesie.

978880620683GRA

C’è l’essenza di Cortazar e, per chi non l’avesse mai letto, questo incantevole volume è un buon viatico.
Qualche titolo: Manoscritto trovato accanto a una mano – Monologo del pedone – Quel che segue risponde una serie di domande formulate per iscritto da Rita Guibert – In un bicchiere d’acqua fredda, di preferenza tiepida – Preludio a un testo in prosa.
Quello che scrive l’argentino nato in Belgio ti conduce altrove, non fai in tempo ad arrivarci che ti ritrovi catapultato in un’altra dimensione. Per intenderci, ecco un assaggio dello geniale scrittore:
Sequenze. Smise di leggere il racconto nel punto in cui un personaggio smetteva di leggere il racconto nel luogo in cui un personaggio smetteva di leggere e si avviava verso la casa dove qualcuno che l’aspettava si era messo a leggere un racconto per ammazzare il tempo e arrivava al punto dove un personaggio smetteva di leggere e si avviava verso la casa dove qualcuno che l’aspettava si era messo a leggere un racconto per ammazzare il tempo.
Sostiene Tabucchi: “Julio Cortazar ha uno sguardo obliquo e gli occhi sulla nuca”.
Aggiungo io: Lo scrittore nato a Bruxelles ma argentino ha “visto” cose che molti altri scrittori neanche immaginano.
Il mio libro preferito è Storie di cronopios e di famas.

Solamente… TUA

Pubblicato il gennaio 29, 2014

Mi imbatto nel miglior giallo in circolazione, per dirla con Antonio D’Orrico, in un momento di attesa.
È sera, aspetto un treno e non ho niente da leggere.
Vado all’edicola della stazione. L’edicolante è intento a chiudere. Tua
C’è un libro in bella vista ed ho come la sensazione che “Tua” (titolo originale “Tuya” – edito da Feltrinelli ) di Claudia Piñeiro sia lì per me.
Della scrittrice argentina avevo già molto apprezzato “Betibù”, quindi mi potevo fidare.
Metto in tasca il libro? Macchè!… inizio subito a leggerlo. Per poco non perdo il treno.
Storia ambientata a Buenos Aires: Inès, la moglie di Ernesto – dirigente di successo tutto di un pezzo – trova per caso nella valigetta del marito – ma il caso non è mai un caso – un biglietto d’amore scritto con il rossetto rosso e firmato “Tua”.
Apriti cielo!
Lei decide di seguirlo sospettosa e vede quello che nessun innamorato vorrebbe vedere mai: il marito che bacia un’altra? Peggio, il marito che del tutto accidentalmente uccide la sua amante. E la moglie che fa? Decide di proteggere suo marito per salvare il suo matrimonio.
Ma non è finita qui. Colpo di scena finale che ovviamente neanche sotto tortura svelerei. Book absolutely da leggere.
La scrittrice imbastisce un appassionato thriller che lascia il lettore spiazzato e con il fiato sospeso. Non male, no?

Ps: Complimenti a Michela Finassi per l’ottima traducciòn.

Intervista alla Piccola luna di amore e speranza

Pubblicato il gennaio 1, 2014

Aminata Fofana è nata il giorno in cui fioriva il grande baobab dopo un tempo immemorabile. è un’artista eclettica e da anni vive ormai a roma. la sua carriera si muove fra musica, moda e letteratura. ammiro molto i suoi lavori, e l’incontro ha un sapore mistico, etereo. la prendo alla larga, voglio avvicinarmi a lei in punta di piedi.

 

Quali sono stati gli ultimi film che hai visto?

Vedo poco i film e guardo solo i Simpson che mi fanno impazzire. Soprattutto il personaggio di Lisa. Mi ci identifico molto e trovo che mi assomigli tanto come carattere. Perché è l’incompresa della famiglia. Diciamo la strana, quella che rompe gli schemi…..

…Adesso ho rotto il ghiaccio e prendo un bel respiro e chiudo gli occhi.

Provo a immaginarla bimbetta che gioca scalza nel suo piccolo villaggio di capanne di fango e terra e sassi. Con lei fratelli, sorelle e cugini numerosi. Guinea, a Frighiabè, e la piccola Aminata tende le orecchie verso i suoni dell’immensa foresta circostante e ne rimane rapita.

C’è il nonno, un uomo di Ginnah Bjè, che è uno sciamano che segnerà profondamente la sua vita. A lui è dedicato il bellissimo romanzo d’esordio “La luna che mi seguiva”.

…Adesso riapro gli occhi. Non mi par vero, la sto intervistando.

Cara Aminata, la luna ti segue ancora?

Sì, certo. La luna mi segue sempre. Anche se a volte, inghiottita dal  ritmo veloce della città, mi sento orfana di Lei… la mia luna. Allora rallento e mi raccolgo in mezzo alla natura.

Ci parlo e gli dico “sono io, Aminata Karonin, la piccola luna”. Anche se so benissimo che Lei non si è mai dimenticata di me. A quel punto sento il suo richiamo anche tra i grattacieli di New York.

…Richiudo gli occhi. Aminata adesso è grande.  È una donna bellissima e sprigiona energia pura e potente.

Arriva a Roma per fare la modella, poi Parigi e Londra. 

E lì incide con la Mercury l’album internazionale “The Greatest Dream”. Collaborano con lei i Massive Attack e Wy Cleef. 

Guardo e riguardo il suo video su youtube “Love will be on your side”.

Cara Aminata, top model, scrittrice, cantautrice… era questo quello che volevi fare da grande?

Da grande volevo diventare come il mio amatissimo N’Bemba, Fodè Moussa, mio nonno il grande sciamano. Regalare, come faceva lui, speranze e sorriso a una miriade di persone che attraversavano la savana sotto il sole cocente per essere curati o consigliati. Vedere tutta quella gente arrivare con i volti cupi e segnati e poi vederli andare via in una esplosione di luce.

Aminata, adesso, e sono emozionato, se dico Nelson Mandela che rispondi?

Mandela? Oh, penso a lui come a un fiore di loto che nasce nel fango, ma i suoi candidi petali diventano un faro che illumina tutta l’umanità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo un nuovo romanzo dal titolo “La spia del destino”.

Puoi anticipare ai lettori di C magazine la trama?

Parla di un uomo di Wall Street, cinico, avido che non guarda in faccia nessuno.

Ad un certo punto della sua vita gli accade un evento significativo. Si spara in bocca.

Mentre stanno tentando di rianimarlo, una lacrima scende dal suo viso e dentro quella lacrima vede sfilare la sua vita e “da morto” lui impara a vivere.

Grazie per il tempo che mi hai concesso, sinceramente non vedo l’ora di  leggere il tuo nuovo romanzo.

Grazie a te Ruben.

 

La casa tonda è meglio della Casa Bianca!

Pubblicato il gennaio 1, 2014

La casa tonda – titolo originale The Round House – è una denuncia delle violenze impunite contro le donne native americane.

Ha vinto il National Book Award 2012.

La casa tonda

Romanzi di quelli che lasciano senza fiato, che quando lo riprendi rimani a bocca aperta, incredulo, per la storia che hai appena finito di leggere. Ti stropicci gli occhi e guardi e riguardi la copertina del libro edito da Feltrinelli. C’è un “acchiappasogni” e dietro c’è un sole che inizia a sorgere tra gli alberi di un bosco.

Ambientato nel 1988 in una Riserva del Nord Dakota.

Scritto da Louise Erdrich della Turtle Mountain Band of Chippewa.

La scrittrice fa un ritratto composito di una comunità e s’inventa un mistero avvincente.

C’è Joe, un adolescente nativo americano che chiamano Oops.

C’è la madre di Joe che subisce uno stupro e lo stupratore tenterà anche di bruciarla viva.

C’è il padre di Joe che è il Giudice della Riserva: che un giorno sì e l’altro pure consulta il “Manuale di Diritto Federale Indiano” di Felix S. Cohen. Libro con rilegatura rosso ruggine graffiata, lunga costola crepata e su ogni pagina reca commenti manoscritti. Sarà lui a doversi occupare dell’orrendo crimine commesso e acciuffare il responsabile. Ma finora il Giudice si è sempre occupato di liti tra vicini, furtarelli, piccole truffe, ubriachezza, un pò di droga. E sente il peso di tale responsabilità.

Così il giovane Oops si sentirà in dovere di far luce sul caso. Non dirò altro, absolutely da leggere.

Aggiungo: La casa tonda è meglio della Casa Bianca!

Per concludere, l’86 % degli uomini che violentano le donne native americane sono bianchi.

E purtroppo anche tanti indiani commettono violenza sulle loro donne. Dura verità che molti tra i nativi americani ancora oggi rifiutano di vedere.

Domanda: perchè nel 2012 il Congresso USA non ha voluto estendere la Violence Against Women Act alle donne native americane?

  

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